Archivio per gennaio 2010

Antichrist – Lars Von Trier 2009

gennaio 28, 2010

Un film che divide non può che essere un buon film. Antichrist però è da vedere da così tante angolazioni che la suddivisione in feedback  positivo o negativo non basta.. o per lo meno: la cosa risulterebbe troppo generica. Premettiamo subito che Lars ha scritto e girato il film sotto forte depressione e quando ha cominciato le riprese era ancora in terapia. Premettiamo che all’interno del film troviamo: il dramma della perdita di un figlio, terapia contro ansia, filosofia, psicologia, paura e sofferenza, visione della cristianesimo secondo Lars, satanismo, inquisizione, femminicidio. Non è un film catalogabile, neppure tra i precedenti del regista danese. La quantità di temi trattati (quantità più di massa che numerica) è un macigno sullo stomaco che non si riesce a sollevare, ma la bellezza fotografica dell’intera pellicola, anche nei momenti più cruenti, fa sopportare molto meglio il tutto, anzi più che sopportazione è una divisione dei due emisferi celebrali: il primo impegnato ad assimilare la maestosità e la bellezza delle immagini, il secondo sotto il macignio dei temi e della tensione. Elemento centrale del film è la tesi che la madre (Charlotte Gainsbourg) stava scrivendo in ritiro ad Eden (piccolo rifugio in montagna immerso nel bosco) in compagnia del figlio. La tesi verteva sul femminicidio (gynocide: termine coniato dal movimento femminista francese), ossia sul ruolo che le donne hanno assunto durante la storia dell’umanità come causa del male, sorelle del diavolo, streghe, prime peccatrici. Milioni di donne torturate e arse vive per la redenzione dell’umanità. Il problema è che inizialmente la tesi doveva essere ovviamente critica nei confronti dell’uomo, inteso come sesso forte responsabile dei fenomeni di femminicidio.. ma.. lontana da una realtà razionale cittadina e immersa nel caos della natura essa si convince che gli uomini avevano ragione: facevano bene torturare ed uccidere le donne sotto il segno dei tre mendicanti (il segno del bisogno di offrire: offrire la redenzione: tramite sofferenza e sacrificio). Quando la natura piange è tempo di sofferenza e sacrificio, poiché il regno della natura è il regno del caos, il regno del caos è il regno di satana, a cui si arriva distaccandosi dal razionale tramite un passaggio, un ponte tra due mondi (il ponte per Eden: dove la Genesi ci insegna che il maligno era già presente prima dell’arrivo di Adamo ed Eva). Lui si fa terapista di lei e responsabile della sua riabilitazione, decidono di tornare ad Eden in quanto immaginificazione delle sue paure più grandi, lentamente si capisce che in realtà.. la paura più grande non è tanto Eden, ma la propria natura di donna (serva della foresta che piange e che presenterà i tre mendicanti, del caos, di satana).. capace di uscire dal limite di sofferenza femminile consentito (il pianto e la disperazione) e divenendo sfogo violento (maschile) nei confronti dell’uomo che va oltre la violenza e l’abuso sessuale.

E’ un film a parte, fastidioso e magnifico, pesante ed intrigante. Sicuramente per stomaci forti.

Moon – Duncan Jones 2009

gennaio 25, 2010

33 giorni e meno di 5 milioni di dollari per terminare Moon. Duncan Jones (Duncan Zowie Haywood Bowie) riesce in un’impresa che sembrava insormontabile. Fare dello Sci-Fi credibile in low budget. Uscito in Italia in cinque o sei sale cinematografiche (nello stesso periodo dei cinepanettoni) vince nel resto del mondo una miriade di premi nei festival di cinema indipendente.

A grandi linee ecco la trama: Sam Bell (Sam Rockwell) lavora solo soletto nel lato oscuro della luna per la Lunar Industries, ha l’incarico di estrarre dell’Elio-3 (usato sulla terra per produrre energia), ha un contratto di 3 anni e sulla terra lo aspettano sua moglie e sua figlia. A una settimana dalla partenza trova qualcosa di inquietante che metterà in discussione tutto, la sua vita, il suo lavoro, il senso dell’esistenza.

Il film vede come unico attore protagonista Sam Rockwell (confessioni di una mente pericolosa, choke) che si conferma un mostro di recitazione in grado di reggere da solo l’intera pellicola (cosa molto rara al giorno d’oggi), e anche la voce di Kevin Spacey in GERTY (una specie di HAL9000 buono che aiuta Sam Bell interagendo con lui a voce e a smiley) ha un suo perché. Duncan Jones è riuscito molto bene a rendere credibile il tutto con effetti speciali basati su lenti, specchi, modellini e un microminimo di computer-graphic. Anche se la storia ha dei punti deboli rimane comunque avvincente (i puntigliosi alla “ma come è possibile?” non si riescono a godere pienamente la magia del cinema..), il senso di isolamento nello spazio infinito, della lontananza dai propri affetti, la frustrazione nel fare l’operaio becero sulla luna è perfettamente trasmittibile dalla maestria di Rockwell.. il tutto ti fa quasi pronunciare la parola “capolavoro”, ma… e c’è sempre un ma: il coraggio che ha avuto Duncan nello svelare il colpo di scena a metà film lascia un po’ perplessi facendo ben ridimensionare quella parola che un minuto prima era sulla punta della lingua (se ci mettiamo anche i punti deboli di prima poi…). Il film rimane comunque ottimo sino alla fine e un miracolo per il budget a disposizione. Il figlio di Bowie sembra essere una promessa della settima arte, speriamo che il suo prossimo film (Source Code), nel quale si avvale di due ottimi attori come Jake Gyllenhaal e Vera Farmiga ed uscirà nel 2011, venga distribuito nel Bel Paese in maniera diversa dal primo. Concludo rilanciando con un’altra recensione: quella dell’ottima colonna sonora composta da Clint Mansell (The Wrestler) disponibile nel prossimo numero di muscplus.it .

Masked and Anonymous – Larry Charles 2003

gennaio 9, 2010

Cosa hanno in comune Borat, Bob Dylan, Jeff Bridges, Articolo 31, Jessica Lange, John Goodman, Penelope Cruz, Val Kilmer, e Blind Lemon Jefferson? Masked and Anonymous. Un film scritto e prodotto da Bob Dylan e Larry Charles nel 2003 mai uscito nelle sale italiane. Buttiamoci subito alle spalle le critiche al doppiaggio italiano: mi basta dire che a Bob Dylan è stata assegnata una voce cavernosa mentre in realtà la sua è molto più vicina a quella di Alvin Superstar.. insomma gli stessi errori da 40 anni (es: Brando, Bogart, etc.) per non parlare poi della recitazione, labbiale e altro ancora. Ma veniamo a noi:  cerchiamo di capire perchè negli States ha avuto recensioni pessime de ingloriose.  Sappiamo bene che non basta un grande cast per fare un grande film ma.. cos’è che è andato storto con la critica e quindi con la distribuzione e tutti i passi successivi? Per l’eccesso poetico dei personaggi? Per la stranezza della trama che sembra non trovare mai una direzione? Per l’impossibilità di una collocazione spazio-temporale degli avvenimenti? Per un parallelismo troppo forte tra politica del terzo mondo e politica occidentale? Troppo ermetismo? Si, questi sono tutti ingredienti di Masked and Anonymous, ma non penso  che il lancio di pietre sia avvenuto per queste ragioni. Il vero motivo è la visione di Larry Charles e Dylan sui giornalisti: messa in chiaro da Jeff Bridges con il suo personaggio Tom Friend (ucciso dalla chitarra di Blid Lemon), il quale porta un collare alla caviglia di cui solo il suo editore possiede la chiave.. e chi possiede l’editore secondo voi? Superato questo aspetto cruciale arriviamo alla star del film Jack Fate (Dylan), stella del passato segregata nelle prigioni del padre dittatore e morente, viene chiamato per un concerto di beneficenza in cui è l’unica star, nel quale viene spinto (senza successo) a suonare cover varie tra cui la versione lenta di Revolution.. Masked and Anonymous racchiude dentro di se tante di quelle allusioni, citazioni, parallelismi che risulta esasperatamente pieno, è un film non tanto su Dylan ma sulle sue canzoni, tematiche, melodie, liriche e struttura in primis.. , il tutto messo assieme al caos presente, con le azioni politiche di Bush (“masked and anonymous” è stato uno dei suoi ritornelli riguardanti la faccia del terrorismo) e alla profonda critica di tutta la condotta occidentale e non, ridotta ad un baraccone per le masse mentre dietro il palco si sacrificano vite umane. Due ore da affrontare lucidamente e non. In cui sentire Come Una Pietra Scalciata degli Articolo31 accompagnare la camminata Dylan è una piacevolissima sorpresa, come anche per Non Dirle Che Non e’ Così di DeGregori. Bisogna solo abituarsi alla apparente incoerenza del genio Larry Charles: uno dei più geniali sceneggiatori di oggi (Seinfeld, Innamorati Pazzi, Borat, Religulous, Bruno). Buon Viaggio.


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