
Un film che divide non può che essere un buon film. Antichrist però è da vedere da così tante angolazioni che la suddivisione in feedback positivo o negativo non basta.. o per lo meno: la cosa risulterebbe troppo generica. Premettiamo subito che Lars ha scritto e girato il film sotto forte depressione e quando ha cominciato le riprese era ancora in terapia. Premettiamo che all’interno del film troviamo: il dramma della perdita di un figlio, terapia contro ansia, filosofia, psicologia, paura e sofferenza, visione della cristianesimo secondo Lars, satanismo, inquisizione, femminicidio. Non è un film catalogabile, neppure tra i precedenti del regista danese. La quantità di temi trattati (quantità più di massa che numerica) è un macigno sullo stomaco che non si riesce a sollevare, ma la bellezza fotografica dell’intera pellicola, anche nei momenti più cruenti, fa sopportare molto meglio il tutto, anzi più che sopportazione è una divisione dei due emisferi celebrali: il primo impegnato ad assimilare la maestosità e la bellezza delle immagini, il secondo sotto il macignio dei temi e della tensione. Elemento centrale del film è la tesi che la madre (Charlotte Gainsbourg) stava scrivendo in ritiro ad Eden (piccolo rifugio in montagna immerso nel bosco) in compagnia del figlio. La tesi verteva sul femminicidio (gynocide: termine coniato dal movimento femminista francese), ossia sul ruolo che le donne hanno assunto durante la storia dell’umanità come causa del male, sorelle del diavolo, streghe, prime peccatrici. Milioni di donne torturate e arse vive per la redenzione dell’umanità. Il problema è che inizialmente la tesi doveva essere ovviamente critica nei confronti dell’uomo, inteso come sesso forte responsabile dei fenomeni di femminicidio.. ma.. lontana da una realtà razionale cittadina e immersa nel caos della natura essa si convince che gli uomini avevano ragione: facevano bene torturare ed uccidere le donne sotto il segno dei tre mendicanti (il segno del bisogno di offrire: offrire la redenzione: tramite sofferenza e sacrificio). Quando la natura piange è tempo di sofferenza e sacrificio, poiché il regno della natura è il regno del caos, il regno del caos è il regno di satana, a cui si arriva distaccandosi dal razionale tramite un passaggio, un ponte tra due mondi (il ponte per Eden: dove la Genesi ci insegna che il maligno era già presente prima dell’arrivo di Adamo ed Eva). Lui si fa terapista di lei e responsabile della sua riabilitazione, decidono di tornare ad Eden in quanto immaginificazione delle sue paure più grandi, lentamente si capisce che in realtà.. la paura più grande non è tanto Eden, ma la propria natura di donna (serva della foresta che piange e che presenterà i tre mendicanti, del caos, di satana).. capace di uscire dal limite di sofferenza femminile consentito (il pianto e la disperazione) e divenendo sfogo violento (maschile) nei confronti dell’uomo che va oltre la violenza e l’abuso sessuale.
E’ un film a parte, fastidioso e magnifico, pesante ed intrigante. Sicuramente per stomaci forti.
Etichette: adamo, antichrist, caos regna, charlotte gainsbourg, eden, eva, gynocide, lars von trier, satan, willem dafoe
gennaio 28, 2010 alle 4:48 pm |
Ci dai dentro con queste recensioni eh? Non è che vuoi diventare il Vittorio Sgarbi del cinema?!?!
gennaio 29, 2010 alle 11:34 am |
ma li mortacci tua!
agosto 18, 2010 alle 1:25 pm |
Good!