Archivio per la categoria ‘Musica’

Marc Ribot – Silent Movie

novembre 30, 2010

SILENT MOVIE
Marc Ribot
PI Recordings 2010.
Marc Ribot non è un compositore di soundtracks. Marc Ribot è un grandissimo chitarrista dall’intensa sensibilità, già collaboratore di Tom Waits, John Zorn, Elvis Costello e anche il nostro Capossela. Tecnicamente questo soundtrack è di un film inesistente.. magari frutto di un decoupage di molti film mai girati. Andate mai a zonzo con l’ipod inserito nel cranio? Magari immaginando che la musica che state ascoltando sia il tappeto sonoro della scena che state vivendo? Ecco Ribot si deve esser chiesto: perchè non mi faccio da solo questa mia personale colonna sonora? Magari ispirandomi ai film che mi immagino di vivere, proprio come ho fatto con la sonorizzazione di The Kid al Merkin Concert Hall durante il NY Guitar Festival. Bè: lo ha fatto e Silent Movie è il risultato. Tredici pezzi di guitar solo dalle atmosfere minimali, altamente evocative spingono chi ascolta a immaginare lo svolgersi di una scena del proprio film personale che si srotola man mano che le tracce si susseguono senza stacchi eccessivi e senza invadenze, lasciandoti lo spazio necessario per tua creazione. All’interno dell’album troviamo diversi mood, alcuni più evocativi di altri: pezzi come Flickr, Solaris, Fat Man Blues, The Kid ci aiutano molto con i loro titoli e la loro particolarità da “something theme”. Non sono da meno Requiem for a Revolution e Postcard from N.Y. che partono con un intro rumoroso quasi infernale prima di approdare alle dita e alla chitarra di Ribot. Stupenda anche l’interpretazione di Sous le Ciel de Paris (dal film Sotto il Cielo di Parigi di Julien Duvivier) con un finale sospeso. Un disco morbido, stimolante, da sottofondo perpetuo.

Pol – Cronache di un Perdente 2010

marzo 6, 2010

Chi è Pol? Alessandro Polisco è qualcuno che sa spiazzare. Se lo trovassi domani a fare il barbone in stazione con un milione di Euro nel cappello non mi stupirei. Pol è un bassista, che scrive testi, è un attore. Cronache di un Perdente è stato registrato nel giro di due settimane alle sale prove di Modena Mr.Muzik con una strumentazione abbastanza rudimentale. E’ un testamento musical-poetico, un ascolto da affrontare a secondo acchito e con un tasso alcolico elevato. La prima traccia dice tutto: Poesia sporca di un poeta in rovina, chiarisce immediatamente la volontà di Pol di farsi autore immerso nel fango, che perso nei fumi delle rovine che lo circondano regisce con frasi maledettamente semplici e strofinate. Si elegge poeta, ma poeta della polvere, predicatore da marciapiede che scansiona perfettamente un’opacità dilagante frantumandola con sinceri e semplici versi. Per paradosso, l’enfasi da burlone che da ai suoi recitati innalzano il livello di attenzione al contenuto generale di ogni brano. Porta di Luce, Grazie, Innocenza, La Ballata di Kitammuort, eseguiti esclusivamente con basso e voce sono l’esempio preciso del procedere di Pol, piccoli fazzoletti di poesia in un marciapiede bagnato. Altra cosa sono i due pezzi eseguiti con l’aiuto dei Bypass Trio: Romantic Moon e Water Bossa, spiazzamento totale, quasi liberatorio, intriso in un ruvido jazz che ricorda vagamente i sincopatismi della band di Lennie Tristano. Due pezzi che fanno da liberatorio titolo di coda ad un EP che ha un sincero sapore di undergroud autentico. Genuino. Che sa di portacenere ma profuma di vino.

Masked and Anonymous – Larry Charles 2003

gennaio 9, 2010

Cosa hanno in comune Borat, Bob Dylan, Jeff Bridges, Articolo 31, Jessica Lange, John Goodman, Penelope Cruz, Val Kilmer, e Blind Lemon Jefferson? Masked and Anonymous. Un film scritto e prodotto da Bob Dylan e Larry Charles nel 2003 mai uscito nelle sale italiane. Buttiamoci subito alle spalle le critiche al doppiaggio italiano: mi basta dire che a Bob Dylan è stata assegnata una voce cavernosa mentre in realtà la sua è molto più vicina a quella di Alvin Superstar.. insomma gli stessi errori da 40 anni (es: Brando, Bogart, etc.) per non parlare poi della recitazione, labbiale e altro ancora. Ma veniamo a noi:  cerchiamo di capire perchè negli States ha avuto recensioni pessime de ingloriose.  Sappiamo bene che non basta un grande cast per fare un grande film ma.. cos’è che è andato storto con la critica e quindi con la distribuzione e tutti i passi successivi? Per l’eccesso poetico dei personaggi? Per la stranezza della trama che sembra non trovare mai una direzione? Per l’impossibilità di una collocazione spazio-temporale degli avvenimenti? Per un parallelismo troppo forte tra politica del terzo mondo e politica occidentale? Troppo ermetismo? Si, questi sono tutti ingredienti di Masked and Anonymous, ma non penso  che il lancio di pietre sia avvenuto per queste ragioni. Il vero motivo è la visione di Larry Charles e Dylan sui giornalisti: messa in chiaro da Jeff Bridges con il suo personaggio Tom Friend (ucciso dalla chitarra di Blid Lemon), il quale porta un collare alla caviglia di cui solo il suo editore possiede la chiave.. e chi possiede l’editore secondo voi? Superato questo aspetto cruciale arriviamo alla star del film Jack Fate (Dylan), stella del passato segregata nelle prigioni del padre dittatore e morente, viene chiamato per un concerto di beneficenza in cui è l’unica star, nel quale viene spinto (senza successo) a suonare cover varie tra cui la versione lenta di Revolution.. Masked and Anonymous racchiude dentro di se tante di quelle allusioni, citazioni, parallelismi che risulta esasperatamente pieno, è un film non tanto su Dylan ma sulle sue canzoni, tematiche, melodie, liriche e struttura in primis.. , il tutto messo assieme al caos presente, con le azioni politiche di Bush (“masked and anonymous” è stato uno dei suoi ritornelli riguardanti la faccia del terrorismo) e alla profonda critica di tutta la condotta occidentale e non, ridotta ad un baraccone per le masse mentre dietro il palco si sacrificano vite umane. Due ore da affrontare lucidamente e non. In cui sentire Come Una Pietra Scalciata degli Articolo31 accompagnare la camminata Dylan è una piacevolissima sorpresa, come anche per Non Dirle Che Non e’ Così di DeGregori. Bisogna solo abituarsi alla apparente incoerenza del genio Larry Charles: uno dei più geniali sceneggiatori di oggi (Seinfeld, Innamorati Pazzi, Borat, Religulous, Bruno). Buon Viaggio.

KHEYRE – PECORE NERE

dicembre 28, 2009

Se non conoscete ancora Kheyre questa è l’occasione giusta per porre rimedio, perchè Pecore Nere è senza dubbio il primo capitolo di una nuova direzione che il prolifico cantautore/compositore nostrano ha intrapreso. Una direzione differente dai precedenti lavori, che rivendica a gran voce una propria identità artistica ben riconoscibile. Raccolta l’esperienza passata con i Musicanti di Brema e quella presente del tour con Cisco, Kheyre esce con un disco potente che si srotola in un percorso creativo tutt’altro che prevedibile, a partire dalla traccia di benvenuto: Maledetti, un ruvido sfogo iniziale scandito in una quarantina di sguardi accusatori random per poi passare a La Macchina Sotterranea che si apre ad un groove soft-funk che ritroveremo ancora nel disco in un paio di pezzi frullato in diverse sonorità: dalla più classica di Cane Randagio alla più californiana de La Soffitta. Interessante come in quest’ultimo pezzo si riprendano alcune sonorità 90‘s ancor più accentuate nella seattleiana Fuoco impregnata di un grunge genuino, uno spiraglio di aria buona dopo questo periodo di revival 80’s ormai saturo. In quest’ottica rientrano anche Pecore Nere e la cotton-blues Lamenti di Pecore Nere (!!!). Questo avanzamento nella ricerca dei suoni lascia comunque spazio a pezzi intimi come Nel Buio Sotto le Luci o più “folk” come l’intensa e tribale Calde Pietre o la peloponnesiana La Selvaggia.

Un disco che trasuda qualcosa che si può chiamare passione, che grazie ad una sicurezza compositiva nei testi e nella musica può esplorare diversi orizzonti senza rischiare di risultare un album a singhiozzo tra generi diversi, ed è questo a farne un disco attento, che richiama il tuo sguardo fissandoti nelle orecchie, come una pecora nera che rimane fissa mentre il gregge segue il pastore.


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